Archivio per la tag 'relazioni'
FACEBOOK e le relazioni poco pericolose
Pubblicato da Maurizio Barbato

Lo sanno anche i muri che Facebook è diventato un fenomeno di costume e, come ogni cosa o fatto in grado di movimentare e coinvolgere un importante numero di persone, anche questo ha singolari risvolti socio-culturali oggetto di studi e accese critiche.
I tech writer e gli specialisti di Internet si dividono equamente tra chi sostiene il social network più importante del momento e tra chi, invece, lo demolisce con fermezza.
Tra i temi più caldamente dibattuti emerge quello della privacy, troppo spesso trascurata, vuoi per leggerezza, vuoi per poca sensibilità al problema. Spesso l’utente medio di Facebook si avvicina per la prima volta alle nuove tecnologie proprio per entrare a far parte di un sistema gioco forza, quasi imposto. I social network in generale, e Facebook in particolare, con le loro interfacce diciamo “intuitive”, racchiudono tutta la potenza e la tecnologia che Internet finora è stata capace di sviluppare. Ci si trova ad avere in mano, con molta leggerezza, una vera e propria bomba mediatica. Senza dilungarmi troppo, immaginiamo un quarantenne o la teenager di turno che accede per la prima volta ad Internet e a Facebook perché spronato da vecchi conoscenti, per la volglia di fare nuove amicizie o molto più semplicemente per curiosità. Con quanta disinvoltura tratterà i suoi dati personali e quelli degli altri suoi amici? L’attenzione del neofita alla questione privacy è tanto più bassa quanto più semplice è il sistema per disattenderla, e Facebook con la sua semplicità ed immediatezza d’uso non può che essere un complice perfetto.
Come in tutte le cose che riguardano una qualsiasi tecnologia, gli utilizzatori si dividono in utenti esperti e neofiti. I primi sono quelli che ne hanno seguito l’evoluzione sin dal principio e che per forza di cose sono entrati nel sistema e riescono a far fronte con estrema facilità a qualsiasi cambiamento ed evoluzione. I secondi hanno invece un impatto più violento con la nuova tecnologia ed essendo appunto meno sensibilizzati, richiedono maggior tempo e impegno per godere appieno ed in maniera corretta ciò che la tecnologia stessa può in quel momento offrire. Per analogia, Facebook col tempo diventerà meno caotica, gli utenti si smalizieranno sempre di più e opereranno una più attenta scrematura delle amicizie da “addare”. Sfrutteranno meglio la capacità intrinseca delle rete stessa ad essere realmente sociale e come una selezione darwiniana, si capirà ciò che è utile e ciò che lo è molto meno, senza tralasciare ovviamente l’aspetto ludico che nel contesto di Facebook direi che è fondamentale.
Appartengo alla schiera degli “utenti esperti”, quelli che, come si dice, Internet l’hanno vista nascere. Quelli che verso la fine degli anni ’80 si sporcavano le mani a smanettare con modem a 2400 baud su porta seriale e il più delle volte facevano pagare ai genitori bollette salatissime a causa delle interurbane necessarie per collegarsi alle prime BBS. Ricordo ancora la meraviglia che ho provato quando sul monitor a fosfori verdi del mio PC Olivetti M24, nella chat di una BBS romana del gruppo Fidonet, lessi il primo “Ciao!” scritto in real-time da una persona in carne ed ossa… Il più delle volte, gli utenti come me, tecnofili e un po’ writer, tendono a criticare aspramente Facebook e la sua piattaforma. Io non sono tra questi, anzi attribuisco al social network un grande merito.
Fonti ufficiali dicono che a fine novembre 2008 in Italia gli iscritti a Facebook si attestano a quota 4,2 milioni, rispetto ai 216.000 di gennaio dello stesso anno. Il tasso di crescita è mostruosamente alto. Ecco quello che secondo me, al di là di tutto, è il fatto più importante. Tanta, tantissima gente si è avvicinata al mondo di Internet e delle nuove tecnologia anche solo per “essere su Facebook”. Se è vero che l’appetito vien mangiando, collegarsi a Facebook farà entrare inevitabilmente i neofiti a contatto con le gioie e i dolori di Internet e dei computer favorendo quindi la diffusione della cultura tecnologica, e di questo, specie in Italia, ne abbiamo bisogno come il pane…
Passo e chiudo.

