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ILVA e Taranto – Aiutatemi a capire…

 

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Che l’ILVA inquini è palese, che renda l’ambiente a tratti come un paesaggio post-atomico degno delle ambientazioni più cupe di “Ken il guerriero” è sotto gli occhi di tutti e al centro di giustissime ma non sempre efficaci polemiche e tavole rotonde. Inquina sì, e lo fa in maniera imponente e marcata, oserei dire esattamente in proporzione alla sua mostruosa estensione sul territorio tarantino. Questo è facile da capire.
Il perché l’ILVA non si sia mai attrezzata efficacemente per ridurre significativamente le emissioni inquinanti è sicuramente più difficile da capire. Noi tarantini, oggi più che mai, siamo scontenti e decisi a prendere e a far prendere decisioni importanti a riguardo. C’è addirittura chi propone un referendum per la chiusura dello stabilimento. Ci sono alcune cose che però non mi sono affatto chiare e che meriterebbero a mio parere di essere approfondite. Riassumendole:

Perché non si parla delle responsabilità e delle motivazioni che hanno spinto i politici di allora a far scegliere Taranto quale location per l’insediamento dell’Italsider?

Perché, anche solo pour parler, mai nessuno discute, magari con un pizzico di orgoglio, del fatto che Taranto è stata per diversi anni tra le realtà economiche più importanti d’Italia con il reddito pro-capite più alto del mezzogiorno?

Perché non si parla delle persone che hanno fatto dell’ILVA lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa e che hanno, con il lavoro ed il Know-how acquisito sul campo, letteralmente rivoluzionato la produzione mondiale dell’acciaio?

Perché Taranto non è riuscita, neanche minimamente, a diversificare l’economia locale?

Perché non si parla delle centinaia di miliardi di lire che per decenni ogni mese l’ILVA ‘aveva l’obbligo’ di appaltare alle decine di ditte tarantine che lavoravano nell’indotto dello stabilimento?

Perché nessuno si chiede che fine abbiano fatto tutti quei soldi gestiti da imprenditori tarantini e perché non sono stati investiti per creare economia a Taranto?

Alla luce di queste e di molte altre semplici domande credo che ora noi tarantini dobbiamo concentrare gli sforzi e rivolgerli con forza al ripristino della legalità. Dobbiamo fare il possibile per far ridurre le emissioni inquinanti. Sarà di fondamentale importanza scegliere le persone giuste atte a rappresentare i tarantini, persone che non facciano i loro loschi interessi nascondendosi dietro la giustissima e sacrosanta causa dell’inquinamento. Credo che ora sia necessario gettare le basi per una riconversione economica, credo che la città ora debba ricevere dall’ILVA e non più soltanto dare. Certo sarebbe il massimo estirpare il male alla radice, poter avere la certezza che i nostri figli non respirino più l’aria cattiva che adesso avvolge Taranto. Ma per poter ipotizzare la chiusura dell’ILVA è necessario soffermarsi concretamente sul futuro dell’economia tarantina privata dello stabilimento. Facciamo attenzione, Taranto non è come Napoli o Genova.

Abbiamo i presupposti affinché la città possa reggere un’eventuale chiusura dell’ILVA? È importantissimo quindi fare delle proiezioni sull’impatto che ciò potrebbe avere sulla fragile ‘mono-economia’ tarantina. Magari potrebbe essere un argomento trattato in facoltà di economia aziendale, magari perché no, si potrebbe fare qualche tesi di laurea più utile al territorio tarantino. Far rispettare la legalità alla grande industria e non solo all’ILVA, studiare misure efficienti antinquinamento, concretezza nel rilancio e nella diversificazione economica, fare poca demagogia e più fatti… questi e molti altri dovrebbero essere gli argomenti al centro del lavoro di associazioni, comitati dei cittadini, giovani, professionisti, politici e imprenditori tarantini.

Ma sono naturalmente solo i miei dubbi e, in quanto tali, vi chiedo: “Aiutatemi a capire…”.

Passo e chiudo.

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Dove leggere argomenti correlati:

Il sito di Taranto Sociale

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article749

Il blog di Gianluca Lovreglio

Il blog del comitato per Taranto

Ecco il portfolio del fotografo Pigi Cipelli, immagini davvero belle “mai viste” dell’ILVA di Taranto