ILVA e Taranto – Aiutatemi a capire…
Pubblicato da Maurizio Barbato

Che l’ILVA inquini è palese, che renda l’ambiente a tratti come un paesaggio post-atomico degno delle ambientazioni più cupe di “Ken il guerriero” è sotto gli occhi di tutti e al centro di giustissime ma non sempre efficaci polemiche e tavole rotonde. Inquina sì, e lo fa in maniera imponente e marcata, oserei dire esattamente in proporzione alla sua mostruosa estensione sul territorio tarantino. Questo è facile da capire.
Il perché l’ILVA non si sia mai attrezzata efficacemente per ridurre significativamente le emissioni inquinanti è sicuramente più difficile da capire. Noi tarantini, oggi più che mai, siamo scontenti e decisi a prendere e a far prendere decisioni importanti a riguardo. C’è addirittura chi propone un referendum per la chiusura dello stabilimento. Ci sono alcune cose che però non mi sono affatto chiare e che meriterebbero a mio parere di essere approfondite. Riassumendole:
Perché non si parla delle responsabilità e delle motivazioni che hanno spinto i politici di allora a far scegliere Taranto quale location per l’insediamento dell’Italsider?
Perché, anche solo pour parler, mai nessuno discute, magari con un pizzico di orgoglio, del fatto che Taranto è stata per diversi anni tra le realtà economiche più importanti d’Italia con il reddito pro-capite più alto del mezzogiorno?
Perché non si parla delle persone che hanno fatto dell’ILVA lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa e che hanno, con il lavoro ed il Know-how acquisito sul campo, letteralmente rivoluzionato la produzione mondiale dell’acciaio?
Perché Taranto non è riuscita, neanche minimamente, a diversificare l’economia locale?
Perché non si parla delle centinaia di miliardi di lire che per decenni ogni mese l’ILVA ‘aveva l’obbligo’ di appaltare alle decine di ditte tarantine che lavoravano nell’indotto dello stabilimento?
Perché nessuno si chiede che fine abbiano fatto tutti quei soldi gestiti da imprenditori tarantini e perché non sono stati investiti per creare economia a Taranto?
Alla luce di queste e di molte altre semplici domande credo che ora noi tarantini dobbiamo concentrare gli sforzi e rivolgerli con forza al ripristino della legalità. Dobbiamo fare il possibile per far ridurre le emissioni inquinanti. Sarà di fondamentale importanza scegliere le persone giuste atte a rappresentare i tarantini, persone che non facciano i loro loschi interessi nascondendosi dietro la giustissima e sacrosanta causa dell’inquinamento. Credo che ora sia necessario gettare le basi per una riconversione economica, credo che la città ora debba ricevere dall’ILVA e non più soltanto dare. Certo sarebbe il massimo estirpare il male alla radice, poter avere la certezza che i nostri figli non respirino più l’aria cattiva che adesso avvolge Taranto. Ma per poter ipotizzare la chiusura dell’ILVA è necessario soffermarsi concretamente sul futuro dell’economia tarantina privata dello stabilimento. Facciamo attenzione, Taranto non è come Napoli o Genova.
Abbiamo i presupposti affinché la città possa reggere un’eventuale chiusura dell’ILVA? È importantissimo quindi fare delle proiezioni sull’impatto che ciò potrebbe avere sulla fragile ‘mono-economia’ tarantina. Magari potrebbe essere un argomento trattato in facoltà di economia aziendale, magari perché no, si potrebbe fare qualche tesi di laurea più utile al territorio tarantino. Far rispettare la legalità alla grande industria e non solo all’ILVA, studiare misure efficienti antinquinamento, concretezza nel rilancio e nella diversificazione economica, fare poca demagogia e più fatti… questi e molti altri dovrebbero essere gli argomenti al centro del lavoro di associazioni, comitati dei cittadini, giovani, professionisti, politici e imprenditori tarantini.
Ma sono naturalmente solo i miei dubbi e, in quanto tali, vi chiedo: “Aiutatemi a capire…”.
Passo e chiudo.
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Dove leggere argomenti correlati:
http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article749
Il blog del comitato per Taranto
2 Commenti »
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Claudio Monteduro dice:
Pubblicato il 26 09 2008 alle 19:56
Scrivo per chiarire che “Taranto Futura” il Comitato che chiede il referendum per la chiusura dell’Ilva non ha intenzione di provocare, ma di realizzare il progetto che ha avuto l’interesse di tutti i componenti che hanno voluto testimoniare l’intenzione di mettere fine alla scempio ambientale provocato dalla criminale attività alla quale il sig. Riva non intende rinunciare per gli utili che ne ricava a scapito della salute dei tarantini. Per chiudere e bonificare l’area ” a spese di chi ha inquinato” e non a spese dei contribuenti (beninteso) è necessario un tempo sufficiente a pensionare i giovani assunti oggi. Ma questo pochi vogliono capirlo. Il sig.(?-già condannato) Riva non intende rinunciare ai profitti con il beneplacido del ministro Prestigiacomo che ha subito il ricatto occupazionale e la promessa di contribuire con i soldi alla cordata salva (?) Alitalia. Rinvangare la paassata scelta scellerata del sito Taranto non serve, bisogna salvare il presente e principalmente il futuro dei figli. Chiudere si deve, perchè non c’è alternativa. Lo si è fatto a Genova con decisione della Regione Liguria, passando la palla a Taranto. E noi come al solito abbiamo passivamente accettato incuranti di quelle che sarebbero state le conseguente. Riflettiamo tutt’insieme e vedremo certo ottimisticamente che un futuro migliore potrà esserci con la buona volontà di trovare la soluzione migliore. Buona fortuna a tutti i tarantini
2
Altarus dice:
Pubblicato il 01 10 2008 alle 16:10
Gentili Signori di “Taranto Futura”, condivido pienamente lo spirito che anima il vostro comitato. Mettere fine allo scempio ambientale che da anni si perpetra sulla nostra cara città è cosa palesemente sacrosanta. Sono d’accordo che è inutile piangere sul latte versato ma è importante soffermarsi sulle cause, a volte anche puntando il dito, solo se utile allo scopo di trovare soluzioni alternative sensate.
Ciò che non capisco davvero affondo, è la smaniosa volontà di chiudere lo stabilimento ILVA senza minimamente curarsi del “Day After”, ovvero cosa potrebbe succedere economicamente e socialmente a Taranto dopo la totale chiusura degli impianti. Mi piacerebbe ascoltare e leggere, insieme agli slogan pro-chiusura, delle proiezioni, supposizioni o molto banalmente delle proposte di conversione economica, ovviamente il tutto supportato da studi attendibili. La situazione di Taranto non può assolutamente essere paragonata a quella di Genova.
Facciamo di tutto allora per far rispettare la legalità. Maggiori controlli sulle emissioni inquinanti, polso fermo delle autorità locali nei confronti della dirigenza ILVA e non inutili braccio di ferro che portano a ben poco. Intanto ci si augura di diversificare l’economia in maniera efficace e per questo è necessaria una nuova mentalità imprenditoriale. Ma servono davvero uomini nuovi, sforzi importanti ed aiuti che, ad oggi, tardano ad arrivare.
Saluti